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Un caposaldo della medicina moderna è la diagnosi precoce che consente di intervenire prima che la malattia faccia danni. Per ottenere ciò è necessario sottoporsi a visite mediche ed esami di prevenzione ovvero di screening.
Ogni anno in Italia si registrano 48.000 nuovi casi di tumori al colon-retto. A questo numero si aggiunge quello ancora più drammatico dei morti: una scia di oltre 16.000 casi all’anno. Numeri che nella loro crudezza fanno paura, eppure taciuti dalla comunità medica come dall’opinione pubblica. Il cancro del colon-retto rappresenta la seconda-terza causa di morte per tumore in relazione alle diverse aree geografiche italiane. E’ stata osservata una maggiore incidenza del tumore al nord rispetto al sud del Paese, dove però le donne ammalano in misura maggiore. La sopravvivenza è legata allo stadio della malattia al momento della diagnosi, ed è di circa il 95% a 5 anni nei pazienti con malattia iniziale; mentre scende al 9% nei pazienti con malattia avanzata: metastatica.

Milano nel marzo 2009 in occasione del mese della prevenzione dei tumori del colon-retto, è stata posta l’attenzione sullo scarso livello di consapevolezza di questa malattia da parte dei cittadini. Ciò appare ancora più paradossale ed inaccettabile se si considera che il tasso di mortalità potrebbe essere evitato. Come ricordato al recente convegno organizzato a dalla Fondazione Cesare Serono: nonostante i tumori del colon retto siano tra i quattro big killer dell’oncologia, circa tre italiani su quattro non hanno mai effettuato alcun controllo per prevenirlo. A differenza di altri tipi di tumore, il 90% dei pazienti con un tumore colorettale, grazie ad una diagnosi precoce e un trattamento chirurgico tempestivo potrebbe guarire.
Per contro nelle regioni in cui il ruolo della prevenzione è precoce (screening, diagnosi precoci e chirurgia dedicata), la lotta contro il tumore continua a registrare crescenti successi.

La situazione dello screening per il tumore del colon-retto in Italia è piuttosto complessa: non è stato ancora raggiunto, infatti, un consenso da parte della comunità medica, sulla maggiore validità di un test rispetto a un altro e quindi sul protocollo da adottare. Undici Regioni dove la copertura dello screening è totale, cinque Regioni dove lo screening non viene fatto, e quattro dove la copertura è parziale. Quella che emerge dall’analisi dei programmi di screening colon-rettale è un’Italia "a macchia di leopardo". Il tumore del colon retto è una patologia i cui sintomi sono poco evidenti e finiscono per essere identificati, molte volte, quando il tumore è in fase avanzata. E’ per questo motivo che la diagnosi precoce permetterebbe insieme a una chirurgia dedicata, la guarigione nella quasi totalità dei casi. Per questo è fondamentale il ruolo dello screening.
Il dato più incoraggiante è la riduzione dell’incidenza del tumore del colon-retto osservata negli ultimi anni: probabilmente il risultato della interazione di più fattori, tra i quali una minore esposizione a fattori di rischio noti o presunti (dieta, esposizione ormonale, alcol) e soprattutto una maggiore possibilità di prevenzione (attraverso l’identificazione di lesioni iniziali) e di “diagnosi precoci”, seguite da un efficace “trattamento” della malattia che riconosce soprattutto nella chirurgia il suo più valido strumento.

Lo screening
I tumori del colon-retto hanno nel 95% dei casi un precursore benigno che e’ rappresentato dagli adenomi. Gli adenomi del colon possono interessare l’intestino in ogni suo tratto. La sequenza adenoma-carcinoma si può valutare mediamente in un processo che impiega dai 5 ai 10 anni. Asportare gli adenomi del colon significa prevenire lo sviluppo di futuri, probabili cancri. La colonscopia è a ragione considerata la metodica “ gold standard” per questo screening: effettua simultaneamente la diagnosi e la prevenzione, attraverso l’eventuale asportazione del polipo. I test oggi disponibili per la prevenzione e diagnosi sono: il sangue occulto nelle feci (FOBT) il DNA fecale (attualmente in corso di validazione), la colonscopia e la colonscopia virtuale.

Il programma di prevenzione
Un efficace piano di prevenzione deve essere volto sia a correggere ove possibile, i fattori di rischio della malattia in oggetto (prevenzione primaria) che ad individuare precocemente i casi affetti dalla malattia (prevenzione secondaria). Nel caso del tumore del colon-retto la prevenzione primaria prevede l’attuazione di misure di stile di vita che permettono la riduzione del rischio di ammalare di tumore; prima fra tutte una corretta dieta alimentare (ricca in fibre), l’abolizione dell’alcool, la riduzione di carni rosse e non ultima una modesta attività fisica. La prevenzione secondaria si basa sull’esecuzione di esami primo, che consentono l’individuazione di polipi adenomatosi, la cui asportazione permette di interrompere la naturale sequenza adenoma-carcinoma. La popolazione viene così suddivisa in gruppi a rischio medio o generico e a rischio aumentato. Viene raccomandata la sorveglianza per tutti gli appartenenti al gruppo del rischio aumentato

Rischio medio
Sono considerati a “medio rischio” di ammalare di cancro del colon-retto i soggetti di età superiore ai 50 anni che non presentano altri fattori di rischio oltre l’età. Ad esempio la Regione Lombardia nell'ambito della progressiva realizzazione del Piano Oncologico Regionale, ha approvato su tutto il territorio regionale lo screening del colon retto mediante l’esecuzione del FOBT ai residenti d’età compresa tra i 50 ed i 69 anni ogni due anni. I cittadini risultati positivi al test poi vengono invitati ad eseguire una colonscopia di controllo.

Rischio aumentato
Sono considerati soggetti ad “aumentato rischio” di ammalare di cancro del colon-retto coloro che hanno:

  • una storia personale o familiare di malattia infiammatoria cronica ( retto-colite ulcerosa e Morbo di Crohn)
  • una storia personale o familiare di cancro del colon
  • una storia personale o familiare di cancro della mammella o dell’utero
  • una storia personale o familiare di adenomi del colon-retto prima dei 60 anni
  • una diagnosi di poliposi familiare, un cancro ereditario una diagnosi.

In questi paziente si raccomanda di cominciare entro i 40 anni con FOBT annuale associato a endoscopia ogni 5 anni

Conclusione
L’Italia nonostante le difficoltà di realizzazione di una capillare quanto omogenea rete di screening è riuscita a garantire la progressiva riduzione della mortalità e una sopravvivenza che è la più alta rispetto alla media europea. Questi risultati sono espressione delle ottime capacità del nostro sistema sanitario che laddove intercetta il consenso del cittadino è capace di produrre risultati eccellenti. La sfida del futuro sarà quella di rendere la prevenzione un bisogno del cittadino prima ancora che del paziente.

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