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I tumori in Italia, rappresentano la seconda causa di morte dopo le malattie cardio-vascolari. L’incidenza è in aumento aumentata sebbene sia distribuita in maniera diversa tra le regioni italiane. La mortalità rappresenta circa il 30% del totale dei decessi. Per contro, il processo d'invecchiamento della popolazione, e l’aumento della sopravvivenza hanno determinato un forte aumento della prevalenza nel corso degli ultimi decenni. Il carico sanitario connesso a questa patologia è infatti destinato ad aumentare nei prossimi anni per effetto del parallelo progressivo invecchiamento della popolazione. La prevalenza, ovvero la proporzione di persone con una pregressa diagnosi di tumore in una data popolazione, è nota anch’essa solo a livello locale, in quanto si ricostruisce a partire da incidenza e sopravvivenza.

Questo pesante bilancio può essere ridotto soltanto in due modi: riducendo il numero di nuove diagnosi e aumentando le possibilità di sopravvivenza per coloro che hanno già contratto la malattia. Prevenzione primaria - per ridurre l’esposizione a fattori di rischio noti ed evitabili - e diagnosi precoce - per aumentare l’efficacia delle cure disponibili - sono quindi le due strategie centrali nella lotta ai tumori.
Negli ultimi trent’anni si osservano delle tendenze incoraggianti in relazione alla mortalità per tumore, soprattutto per gli uomini e nel Centro- Nord Italia. Il tasso di mortalità, aggiustato per età usando la distribuzione mondiale, è infatti in progressiva diminuzione negli uomini già dalla metà degli anni ‘80 ed ha raggiunto nel 1999 gli stessi livelli del 1970 (150 per 100.000). Questo è uno straordinario risultato delle campagne antifumo e dei relativi interventi legislativi introdotti in Italia già a partire dagli anni ’70.

La diminuzione ha però interessato maggiormente il Nord e il Centro Italia, mentre nel Sud si è osservato un aumento (da 110 nel 1970 a 150 nel 1999). La mortalità nelle donne, che invece è dominata dal tumore della mammella, è sostanzialmente stabile dal 1970 (100 per 100.000) e in leggera diminuzione dal 1990 (80 per 100.000 nel 1999). La mortalità per tumore della mammella presenta un andamento molto simile, con dei segnali di flessione nella seconda metà degli anni ’90 parallelamente alla diffusione sul territorio dello screening mammografico.

L’incidenza per tumore è piuttosto variabile sul territorio nazionale, in particolare i dati osservati dai Registri Tumori indicano che i livelli di rischio sono inferiori al Sud rispetto al Centro-Nord per la quasi totalità delle patologie tumorali. Tale disomogeneità, legata in buona misura a stili di vita differenti e a una diversa esposizione a fattori di rischio ambientale e lavorativo, rende ancora più problematico il divario di copertura della registrazione tra Meridione e resto d’Italia. Per questo motivo è utile affiancare ai dati di incidenza dei Registri, le stime nazionali e regionali costruite con metodi statistici che permettano di superare le lacune conoscitive al Sud.

Per tutti i tumori in Italia il tasso di incidenza crudo, ossia non aggiustato per età, si stima stabile nel prossimo futuro (circa 500 per 100.000 dal 2000 al 2010) per gli uomini e ancora in aumento nelle donne (da 380 nel 2000 a 450 per 100.000 nel 2010). Queste tendenze sono date prima di tutto dal progressivo invecchiamento della popolazione che genera un aumento di casi anche a parità di rischio e in secondo luogo dalle tendenze per le quattro sedi di maggiore impatto: polmone, mammella, colon-retto, stomaco. Per i tumori dello stomaco si stima una generalizzata diminuzione di incidenza (grazie ai progressi nella conservazione alimentare), bilanciata dall’aumento di diagnosi per i tumori del colon-retto.
Se il quadro per l’incidenza è piuttosto articolato, alternando tendenze positive ad altre più preoccupanti, l’andamento della sopravvivenza per tumore è senz’altro incoraggiante. I livelli di sopravvivenza per tumore sono in netto miglioramento sia in Italia che nel resto d’Europa. Questo è uno dei risultati salienti emersi dallo studio EUROCARE, il più vasto studio comparativo europeo di sopravvivenza per tumore su base di popolazione, che ha analizzato i dati di oltre 6 milioni di pazienti diagnosticati in 20 paesi europei nel periodo 1978-1994 e seguiti fino al 1999.

Lo studio mostra una grande variabilità per sede tumorale dei livelli di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, con un massimo del 93% per i tumori del testicolo ed un minimo del 4% per quelli del pancreas. I tumori a più alta sopravvivenza, ovvero superiore all’ 80% (testicolo, tiroide, melanoma e linfomi di Hodgkin) costituiscono tuttavia solo il 4% del complesso delle diagnosi di tumore. Un quinto dei casi negli adulti riguarda invece sedi a prognosi molto sfavorevole, quali polmone, colecisti, esofago, fegato e pancreas, con sopravvivenze inferiori al 15%. Le neoplasie più frequenti mostrano sopravvivenze molto diversificate: 11% per il tumore del polmone, 77% per il tumore della mammella, 51% e 48% rispettivamente per colon e retto, 67% per il tumore della prostata e 23% per lo stomaco.

Lo studio EUROCARE ha permesso di valutare comparativamente l’andamento della sopravvivenza dall’inizio degli anni ‘80 alla metà degli anni ‘90. In generale si osserva un miglioramento della prognosi, in particolare per i tumori della mammella, del colon-retto e della prostata, maggiormente sensibili ai mezzi di diagnosi precoce oggi disponibili.
Incrementi rilevanti sono stati anche osservati per i tumori dell’ovaio e per i melanomi. In Italia l’andamento è simile al resto d’Europa, con miglioramenti più rilevanti per i tumori della mammella (+12 punti percentuali), della prostata (+25) e del colon-retto (+10). Più contenuti, invece, gli incrementi di sopravvivenza per le leucemie (+4) e per il cancro del polmone (+1). Recentemente è stato detto che: “…è possibile prevenire un caso di tumore su tre, ma è urgente che i governi promuovano al più presto un'azione di prevenzione contro la malattia, che si sta diffondendo a ritmo sostenuto”.
Prevenzione: è dunque l’obiettivo prioritario. La prevenzione per le patologie oncologiche si suddivide in tre tipi:

  1. La prevenzione primaria, riguardante tutto ciò che corregge i fattori di rischio. Come molti ormai sanno, condurre una vita salutare, rappresenta una vera e propria difesa contro il cancro. Le strategie di prevenzione primaria possono essere dirette a tutta la popolazione (per esempio quelle che riguardano il modo corretto di alimentarsi o di fare attività fisica) o a particolari categorie di persone considerate ‘ad alto rischio’ (per esempio chi ha un rischio genetico particolarmente elevato o i fumatori). Rientrano negli strumenti della prevenzione primaria anche i vaccini contro specifici agenti infettivi che aumentano il rischio di cancro, quali il virus dell’epatite B (tumore del fegato) o il Papilloma virus umano (HPV, responsabile del cancro della cervice uterina).CIBI CHE PROTEGGONO - Che la prevenzione cominci a tavola è noto, così come si sa che consumare grassi animali e carne aumenta il rischio di tumori di intestino e seno. Tuttavia solo recentemente hanno un nome le sostanze che proteggono dal cancro, contenute soprattutto in frutta e verdura. Sono antiossidanti, come il resveratrolo dell’uva nera, il limonane degli agrumi e la delfinidina di cui sono ricchi i mirtilli. La curcuma di cui è ricco il curry è forse un protettore meno noto in Occidente, mentre è il licopene dei pomodori (che viene liberato con la cottura, per esempio nel sugo) protegge contro il cancro della prostata. Cavoli, verza e broccoli sono amici delle donne perchè difendono dal tumore del seno. Di sostanze salva-cellule sono ricchi anche fragole, aglio e tè verde.
     
  2. La prevenzione secondaria si occupa di diagnosticare una patologia a uno stadio iniziale, in modo da ridurne al massimo l’aggressività e la pericolosità. In questo ambito si parla di “screening” ovvero di una serie di esami clinici di controllo ai quali è bene sottoporsi regolarmente per individuare in anticipo alcune delle patologie oncologiche più comuni.Per alcuni tipi di tumore esistono in Italia dei programmi nazionali di prevenzione secondaria come nel caso della mammografia: l'Osservatorio nazionale screening, dipendente dal Ministero, suggerisce una mammografia ogni due anni per le donne dai 50 anni in su, ma la cadenza può variare a seconda delle considerazioni del medico sulla storia personale di ogni donna. Per quanto riguarda invece il Pap test, il ministero della Salute stabilisce che le donne a partire dall’inizio della vita sessuale attiva e, comunque, non oltre i 25 anni dovrebbero effettuare l’esame ogni due-tre anni fino a circa 70 anni di età, e offre la possibilità di farlo gratuitamente presso i consultori. Le Regioni sono comunque autonome nel decidere se e come proporre tali screening: in alcuni casi, per esempio, il Pap test è gratuito anche in età giovanile, perché le indicazioni internazionali sono di iniziarlo fin dall’età dei primi rapporti sessuali. Molte regioni hanno avviato anche campagne di screening per il colon-retto, rivolte alla popolazione tra i 50 e i 70 anni. In termini di costi-efficacia la prevenzione del tumore del colon-retto conviene sempre, qualsiasi siano le indagini diagnostiche e le cure adottate, l'importante è adottare modelli che rispondano alle esigenze regionali. É quanto emerge dallo studio "Valutazione sperimentale costo efficacia delle linee guida su screening, diagnosi precoce e trattamento multidiciplinare del cancro del colon retto", promosso dall'Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali e presentato oggi al Ministero della Salute.
     
  3. La prevenzione terziaria si occupa, infine, di prevenire la mortalità a seguito della presenza di un tumore. In sintesi significa curare nel miglior modo possibile la malattia e impedire che questa si ripresenti nello stesso soggetto. si intende la prevenzione delle cosiddette recidive (o ricadute) o di eventuali metastasi dopo che la malattia è stata curata con la chirurgia, la radioterapia o la chemioterapia (oggigiorno considerate tutte e tre insieme). Essa abbraccia anche il campo della terapia adiuvante (chemioterapia, radioterapia e trattamenti ormonali), che prolunga gli intervalli di tempo senza malattia e aumenta la sopravvivenza in molti tipi di tumore come quello dei testicoli, del seno, del colon e molti altri.
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